Questo racconto non è fatto di parole… è fatto di immagini. Le mani di un nonno che impasta promesse ricordano quanto sia dolce e piena di speranze l’attesa del ritorno, di un tempo che è stato ma che non è e che, si spera, tornerà ad essere.
Ci dice di quanto siano insostituibili i legami, ma anche di quanto sia modificabile il modo in cui possono essere vissuti, se si riesce a dare importanza all’intenzione di un desiderio, più che alla vera realizzazione dello stesso. Fa venire in mente la slitta di Babbo Natale che, ancora prima di partire per consegnare i regali ai bambini, li ha già fatti sognare.
Parla di un patrimonio affettivo che fa da radice, che àncora al terreno e che resta, anche se le foglie cadono anno dopo anno, stagione dopo stagione.
Nel dispiacere della mancanza, ci fa sognare un modo nuovo di stare insieme, più immaginato e simbolico, ma non meno reale e vivo. Un modo che tiene lontani fantasmi e paure e regala immagini di ricordi e vita vissuta. Con un tono metaforico, ma vicino, evoca in chi lo legge sapori, odori e sensazioni di qualcosa di condiviso, di caldo e accogliente che colma le distanze.
Compleanno del nonno
Un paio di settimane fa è stato il compleanno di mio papà.
Per ovvi motivi, stavolta non siamo potuti andare a trovarlo a casa, pranzare insieme e festeggiarlo di persona.
I ragazzi però non si sono arresi e hanno deciso di realizzare alcuni regali fatti a mano per il nonno. Abbiamo aggiunto un bigliettino di auguri che abbiamo firmato tutti, li abbiamo impacchettati e glieli abbiamo spediti.
I regali sono arrivati con un giorno di ritardo, ché sfortunatamente il compleanno cadeva di domenica, ma il pacco è stato consegnato il lunedì.
Credo di non avere mai sentito mio padre così commosso come quando ha chiamato i ragazzi per ringraziarli.
Al telefono, assieme a lui e alla nonna, sentivo Rebecca e Noé pianificare il menù per quando ci potremo finalmente rivedere.
“Ci farai anche la pizza, vero?”, ha detto Noé.
“Comincio subito a impastarla”, ha detto mio padre.
E io già mi vedevo le sue mani infarinate sul tavolo di legno scuro, le vedevo muoversi con grazia antica a impastare una promessa, e mi immaginavo Rebecca attendere la lievitazione di questa pizza per giorni, settimane, mesi, l’impasto che nella sua fantasia sarebbe cresciuto lentamente insieme alla sua speranza di ragazza.
“Verrà la pizza più alta del mondo”, ha detto Noé e mentre lo vedevo ridere e fantasticare su una pizza “alta come lui e il papà” ho pensato che aveva proprio ragione lui che progettare desideri è sempre la maniera migliore per resistere, comunicare l’amore, recuperare fiato e potenzialità future.
I nipoti e i nonni parlano la stessa lingua, sono foglie e radici, sono il grano sognato dai campi lasciati a maggese.
Sarebbe così bello se imparassimo da loro la gioia del coltivare le attese.
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